|
Il problema della mobilità urbana, specialmente nelle grosse metropoli è sempre stato un argomento molto sentito, ma difficilmente risolvibile. New York, Tokyo, Los Angeles, Milano, San Paolo sono diventate invivibili, a causa del crescente numero di automobili circolanti certo, ma anche di amministrazioni che non hanno capito in tempo il problema preferendo l'edilizia selvaggia a piani regolatori più a misura d'uomo.
Oggi come trentanni fa.
Nel 1976 il MOMA (acronimo di Museum Of Modern Art) di New York, tramite il suo Dipartimento di Architettura, ha organizzato una mostra ad inviti sull'argomento della mobilità intitolandola: "The Taxi Project: Realistic solutions for today", ovvero Progetto Taxi, soluzioni realistiche per oggi.
In quegli anni a New York erano in servizio 170.000 taxi che trasportavano il 60% in più di passeggeri rispetto agli autobus.
Il MOMA, in collaborazione con la Commissione Taxi e Limousine di New York, preparò un manuale sulle caratteristiche di un nuovo veicolo adatto alla mobilità urbana. Ma si spinse anche oltre e con il tipico senso pratico degli americani, sollecitò la collaborazione delle grandi industrie automobilistiche statunitensi.
La risposta fu negativa. Non era conveniente economicamente studiare un veicolo del tutto nuovo per poi produrne solo alcune migliaia di unità.
Il Dipartimento dei Trasporti non si perse d'animo ed invitò due società non impegnate nella costruzione di automobili a studiare e costruire due prototipi di taxi con motori a basso inquinamento e che aderissero alle specifiche del "Taxi Project".
Le società scelte, entrambe californiane, furono la A.M.F. (la American Machines and Foundry, già nota per gli ESV, il progetto per l'auto sicura del 1971) e la S.P.S. (la Steam Power Systems, che si occupava della costruzione di motori a vapore). Per un maggiore risalto pubblicitario furono invitate anche tre case automobiliste europee, la Volvo, la Volkswagen e più tardi anche l'Alfa Romeo.
Lo scopo del progetto era quello di realizzare un taxi che fosse il meno costoso possibile in termini di gestione e costruzione e che diminuisse drasticamente l'emissione di polveri inquinanti. Questo perchè si voleva dotare la grande metropoli di un numero elevato di vetture (nella sola New York i taxi trasportavano nel 1976 più di 800.000 persone al giorno), in modo da integrarli con gli altri mezzi di trasporto pubblici o addirittura sostituirli nelle zone più disagiate, ma sopratutto per decongestionare il traffico cittadino.
Per raggiungere questi obbiettivi i taxi progettati dovevano rispondere a determinati requisiti:
- Sicurezza e comodità del mezzo, sia per i passeggeri che per l'autista, ovvero un abitacolo concepito in base a concetti di ergonomia, in modo da non far pesare le eventuali attese ed i disagi del traffico.
- Faciltà di comunicazione tra passeggeri ed autista seppure in presenza di accorgimenti atti alla sicurezza del personale (come i vetri antiproiettile).
- Disegno del veicolo ispirato a semplicità costruttiva in modo da contenere al massimo le spese di gestione e manutenzione.
- Una serie di benefici per i passeggeri, come il climatizzatore, un facile accesso ai sedili ed al bagagliaio, la possibilità di poter introdurre carrozzine per bambini o per disabili, massima protezione in caso di incidenti.
- Nessun limite al propolsure, ma che fosse a basso livello inquinante e a trasmissione automatica.
|