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Tecniche di presentazione. (Parte 2)

Un autore straordinario nella rappresentazione direi impressionista, è stato Giovanni Michelotti (fig. 8), maestro unico, autodidatta e primo free-lance al mondo, il quale modificò poco a poco (1965-75) il modo di rappresentare i suoi soggetti.


Egli usava inizialmente matita bianca Caran D’Ache più tenera o Stabilo più dura, su cartoncino nero per lavori poco impegnativi.


Per lavori più rappresentativi utilizzava tempera con pennelli di martora e, a mano libera, seguiva una traccia sul cartoncino che si otteneva ricalcando un disegno lucido spalmato posteriormente da matita nera o bianca (non si usava carta copiativa per risparmiare) (fig. 9/9-1).


Nel medesimo periodo altri designer si affacciavano sulla scena ed ognuno si esprimeva secondo le proprie attitudini: ad esempio Giugiaro disegnava a tempera (fig. 10) fino agli anni 65-70 credo, ma poi iniziò ad usare matite colorate Carb-Otello e gessetti Kunstler Pastell su cartoncino colorato Canson, metodo molto più veloce e scenografico (fig. 11), una tecnica molto imitata, ma molto difficile e personale.
Con questo metodo era necessario lo sfumino, un bastoncino di feltro piatto o appuntito.


Nel periodo successivo, dal 1970 al 1980, fecero la comparsa i pennarelli professionali ad alcool Magic Marker o Prismacolor o ad acqua Pantone ecc.
Anche questi tecnicamente difficili perché incorreggibili, ma di buon effetto sempre su cartoncino Canson di diverse tonalità (fig. 12).


E’ chiaro che si potevano usare tecniche miste per lavori eventualmente richiesti dalla stampa specializzata, quindi con sfondi appropriati e qui rientra in gioco l’esecutore o illustratore (fig. 13).


Un grande aiuto fu l’introduzione massiccia dell’uso dei caratteri trasferibili Mecanorma che finalmente eliminò di parecchio la ripetitività dei testi.


Una cosa importantissima era l’uso di attrezzi semplici e personali, a volte autocostruiti e dai quali non ci si separava mai, quali: riga a T, squadretta, il compasso a due punte per riportare quote, una serie di raggi ed ellissi in comune, le famose puntine a tre punte Assa e tantissima volontà (fig. 14).


Tutto ciò fino agli anni 90 quando la comparsa di programmi per computer, sempre più perfezionati e realistici, decisero a poco a poco il tramonto della fase artistica.
Il risultato oggi è realisticamente straordinario, ma il lato emotivo non esiste più (fig. 15).


Il veder nascere il disegno dalla matita, un po’ per volta, l’osservare il risultato dei propri pensieri materializzarsi e il confrontarsi continuamente con sé stessi, sono totalmente assenti.


Per il sottoscritto è come leggere un libro incominciandolo dalla fine, tanto che il piacere del bel disegno rimane un fatto fine a sé stesso.
Il dialogo con le macchine operatrici richiede ormai disegni matematici di bell’aspetto, ma privi di anima. D’altronde cosa si potrà pretendere o chiedere a chi saprà solo digitare?

Un incoraggiamento? Anche qui, se c’è la differenza.....!


Paolo Martin
formdesign@tiscalinet.it
http://www.paolomartindesigner.com



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Fig. 8


Fig. 9


Fig. 9-1


Fig. 10


Fig. 11


Fig. 12


Fig. 13


Fig. 14


Fig. 15





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