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Tecniche di presentazione.
Il periodo esaminato inizia da quello personalmente vissuto e che mi compete dal 1963 all’attuale 2006. Cercherò di descrivere la metamorfosi e l’evoluzione del modo di rappresentare i propri lavori o pensieri relativi all’auto, evolutisi nell’arco di quasi cinquant’anni.
Naturalmente il modo di disegnare non derivava da scuole, ma da modi e metodi personali: l’interpretazione e l’esposizione dei propri pensieri era dettata anche dal carattere, dall’attitudine, dall’evolversi dei tempi e dalla moda, nonché dall’influenza generata, imitandosi e migliorandosi, a volte, a vicenda.
Fino all’inizio degli anni 60 si lavorava abbandonando lentamente lo stile dopoguerra un po’ naif, (fig. 1) rappresentando il soggetto con un disegno iniziale delle varie viste in scala 1/10 eseguite a matita Koh-I-noor HB/2H, magari ricalcato e leggermente ombrato (fig. 2) e generalmente con indicazioni dimensionali di massima.
All’apprendista era delegato il compito di lucidare le parti ripetitive, quali ruote, sottotelaio e parte del fianco che venivano poi completate e firmate dal titolare.
Ciò serviva per avere sempre degli originali, non essendoci altri modi di copiatura se non l’eliografia, generalmente molto brutta.
Grande invenzione ed aiuto in seguito fu l’avvento della fotocopiatrice con il toner e lo zoom, quasi fantascienza per gli addetti del settore.
Effettuata una scelta, in seguito veniva realizzato un definitivo, a volte, in scala 1/1 (fig. 3) usando tempera bianca, pennello ed aerografo.
Vi erano degli specialisti o figurinisti che erano principalmente degli esecutori.
Un figurino vista fianco o prospettiva richiedeva mediamente una settimana di lavoro.
Aggiungendo il marchio del carrozziere (fig. 4), della casa e il nome del modello, erano necessarie altre ore di lavoro e a mio parere il risultato estetico, in molti casi era alquanto modesto dato che, cercando la perfezione del dettaglio, il soggetto sembrava molte volte statico e privo di vita, figuriamoci poi quando non piaceva il colore!!
La tempera usata, generalmente Windsor & Newton, è molto difficile da gestire poiché quando la miscela è bagnata, di norma è più scura o più chiara, dipende dal colore e quindi è necessario ricordare esattamente la formula del giorno prima per procedere nel lavoro, ma non solo, è tassativo scegliere il cartoncino giusto, generalmente Murillo, che non assorba eccessivamente e non si arricci o deformi invalidando in molti casi il lavoro, quasi d’obbligo era una serie di pennelli di martora ad uso personale (dal costo notevole).
La tempera, rispetto all’acquarello (fig. 5/5-1), ha il vantaggio di essere correggibile o coperta più volte senza lasciare traccia (fig. 5-2).
(Suggerimento per gli apprendisti: l’unico colore non copribile è la gamma del rosso. E’ necessario prima coprire con il nero)
Altre tecniche abbastanza veloci erano l’inchiostro di China nero su cartoncino bianco rigido Parole, sul quale si poteva tranquillamente “raschiettare”, per correggere, con la lametta da barba, una volta che l’inchiostro era secco (fig. 6) ed il collage, modo personalmente sperimentato e perfezionato dal sottoscritto che consisteva nell’incollare su cartoncino Murillo diverse parti del soggetto ricalcate e ritagliate con bisturi da cartoncini Canson di diverse tonalità ed uniti su linee di cambiamento di colore o modanature del soggetto (fig. 7).
Paolo Martin
formdesign@tiscalinet.it
http://www.paolomartindesigner.com
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Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3
Fig. 4
Fig. 5
Fig. 5-1
Fig. 5-2
Fig. 6
Fig. 7
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