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Ciò sembrava troppo complicato, disegnai allora un telaio in lamiera di alluminio con l’intenzione di legare tutta la struttura tramite paratie e pannelli rivettati come in campo aeronautico (figura a lato) feci un figurino praticamente definitivo e quindi passai subito alla pratica.
Feci mettere degli spessori in legno di 10 cm sotto il motore e la pedaliera, quindi inventai il passo, mi sedetti in mezzo con il volante in mano ed un legno sotto il sedere e cominciai a sognare di essere in pista, cercando di immedesimarmi nel pilota.
A poco a poco cominciò, a furia di schizzi e di discussioni con il capofficina, a prendere forma un abbozzo di telaio in polistirolo, un pò storto ed incollato.
Non ne ero molto convinto e, specialmente quando chiedevo notizie, le risposte erano molto evasive, ma devo riconoscere che ebbi un valido aiuto dal direttore Martinengo:
"Caro Martin, cà fasa l'on c'à vol!" (tradotto: ”Caro Martin, faccia un po’ quello che vuole”).
Era ciò che aspettavo!
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