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Qualche anno fa sono stato in visita ad alcune case automobilistiche giapponesi e mi ha stupito che sorprendentemente la metodologia, l’approccio e l’esecuzione di una nuova idea era totalmente differente fra ogni gruppo, in certi casi si utilizzavano sistemi arcaici per fare una ruota, in altri il computer per fare la punta di uno spillo.
Questa diversità l’ho capita in seguito studiando il metodo comportamentale dei giapponesi: essi non comunicano fra loro, in nessun caso nelle sinergie aziendali vi è interscambio di personale fra gruppi, ognuno è gelosissimo del proprio operato e, paradossalmente, ciò crea competitività.
Ancora oggi si è stupiti nel vedere applicazioni tecnologiche stupefacenti assieme a stupidaggini assurde, ma vi assicuro che l’impegno applicato è il medesimo per entrambe le soluzioni.

Proprio in base a queste considerazioni vorrei trattare l’argomento o il metodo utilizzato nel campo della progettazione nei paesi occidentali.
Consideriamo che solamente 30-40 anni fa il Designer freelance era praticamente sconosciuto, per citarne alcuni di casa nostra tipo Michelotti e Frua, e che si affacciava a questo mondo più per passione che per convinzione, creando prima curiosità ed in seguito per domanda, seguendo metodi estremamente artigianali.
Il fatto incredibile è stato, e sono convinto che ritornerà, che delle menti paragonabili a piccole pile, siano state per molto tempo il carburante per muovere grandi strutture.
Appunto per questo, odiernamente, anche grandi colossi si rivolgono a piccole o medie imprese per risolvere i loro problemi di elefantiasi in problema di stile.

Ora si sta verificando, purtroppo l’opposto, i Designer o pseudo tali sono moltissimi, migrano da un posto all’altro, creano similitudini, usano i medesimi programmi e chiaramente i risultati soffrono di mancanza di emozione, anima o genialità.
Vi immaginate come provare emozione di fronte ad una lavatrice o un frullatore, quindi ecco che rispunta la genialità, l’utilizzo delle risorse odierne per inventare.
Che cosa si chiede ad un designer? Di soddisfare la domanda nel contesto in cui si trova? In che modo?
I modi, a parer mio sono quattro:

   1- Vestire: (stilizzare) un oggetto che per sua natura meccanica non soddisfa l’ergonomia o la quotidianità
   2- Rivestire: (Restyling o Face Lifting) per un periodo transitorio il modo 1
   3- La patacca: che è l’illusione di creare necessità che non esistono
   4- L’invenzione e la genialità: da cui il Design è la relativa conseguenza del suo utilizzo immediato, ergonomico ed intuitivo.

Per giungere a quest’ultimo, che personalmente prediligo ed ho sempre sostenuto, é necessaria chiaramente un’attitudine, un buon maestro (é utile saper disegnare anche le rondelle) ed un’ infinita abnegazione e passione.
Ad esempio, uno studente di fronte ad una richiesta di scegliere se disegnare una Ferrari, un apparato dentale o una penna a sfera, seguendo l’emotività, al 99% sicuramente riterrà più gratificante la prima, ma è un errore letale: le Ferrari sono facili da disegnare perché hanno una “Calandra”, la penna a sfera si può reinventare, l’apparato dentale è mostruoso e difficilissimo, implica conoscenze meccaniche, ergonomiche e chirurgiche.
Questa mia tesi è chiaramente indirizzata all’atteggiamento o all’approccio al tema che non deve essere influenzato dalla tipologia del prodotto, ma dalla soluzione dei problemi del medesimo, un’automobile è composta dagli stessi elementi dell’apparato dentale, ma posti in modo diverso e per uso diverso.

Mi è stato chiesto più volte di insegnare in queste scuole di Design, ma di fronte a programmi precostituiti mi sono sempre rifiutato, è come insegnare a produrre in batteria. Il marketing è giustamente dominante per i fini predisposti, ma non è assolutamente creativo.

Questa mia breve intrusione nel contesto è frutto di un’esperienza personale e caratteriale, ma quanto esposto è una realtà che ci sta privando delle emozioni necessarie per scindere l’utilizzo e l’amministrazione del nostro quotidiano.

Se qualche lettore condivide, contesta o vuole approfondire, per me è arricchimento che vorrei reciproco.


Paolo Martin
formdesign@tiscalinet.it
http://www.paolomartindesigner.com






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