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Recentemente, in occasione di una conferenza stampa del settore, ho incontrato colleghi e amici di vecchia data e giovani speranze e, nel loro atteggiamento post relazione e battimani d’obbligo, l’espressione del viso era molto eloquente. In tutti o quasi si intravedeva un’aria di rassegnazione, mal celata, riferita alla situazione attuale nel settore specifico del design in generale.
Conoscendo personalmente le capacità e la validità di molte persone che non vedevo da anni, mi sono stupito nel constatare in essi una sorta di accettazione delle regole quasi standardizzate da taluni poteri dominanti.
Non è mia consuetudine fare riferimenti diretti, ma avendo purtroppo subito sulla pelle, situazioni o condizionamenti ripetuti e simili, mi sento in dovere di segnalare e sensibilizzare agli addetti del settore.
Certe constatazioni e considerazioni da tenere ben presenti nella gestione di una piccola attività in proprio.
E’ giusto considerare e dare merito a grandi firme nell’aver dato un grosso contributo all’evoluzione e al prestigio della carrozzeria ed al relativo design, ma è anche vero che, nei tempi attuali, le persone che si affacciano per la prima volta con grandi speranze, per un avvenire migliore devono, prima o poi, fare i conti con queste prospettive.
Prima considerazione: grandi firme o realtà produttive con necessità di budget annuale hanno necessariamente bisogno di mantenere e consolidare la propria presenza sul mercato settoriale e quindi necessitano continuamente di nuova linfa da attingere principalmente da attività o individui emergenti che, in realtà, costano poco e rendono molto.
L’aspirazione naturale per un creativo di poter partecipare alla realtà produttiva di un’azienda leader, è sicuramente gratificante inizialmente, ma purtroppo, per la maggioranza degli attori, è una pura illusione essendo in eguale misura valutati dalla controparte che, in caso di dismissione di contratto, una realtà potenzialmente valida è sicuramente e potenzialmente pericolosa in futuro quindi è necessaria una gestione silente, subdola e mirata.
Seconda considerazione: dopo queste rosee premesse la conclusione viene da sé, difficilmente si riuscirà ad avere il meritato successo.
Il condizionamento, abilmente gestito, porterà si a qualche soddisfazione (caramelle e diplomino), ma comunque limitata nel tempo e che pian piano si decanterà nella consuetudine.
Terza considerazione: in Italia era concentrata l’essenza della creatività e della genialità e, a poco a poco, le strutture qualificanti questo patrimonio si sono inquinate o diluite assumendo Designer Americani, Giapponesi, Coreani, e a breve anche Cinesi, i quali hanno provocato e provocano solo danni, creando una grande “melangerie”.
Eppure noi continuiamo a dirci che siamo bravi facendo disegnare prodotti qualificanti da altri, che paghiamo poco, di cui sappiamo benissimo, purché validi, di quanto siano privi di quella creatività tipica dataci dal nostro rinascimento.
Il design oggi si è talmente e ovviamente radicato nella progettazione di qualsivoglia oggetto che
ne determinerà comunque il successo di vendita o meno, ma sarà comunque necessario evolvere o affinare il medesimo secondo lo stimolo derivato dalla ricerca di mercato.
E’ comunque necessario l’apporto continuativo, sia culturale che innovativo del designer, atto a soddisfare le esigenze e le richieste del contesto, non tralasciando il necessario stimolo ed apporto di innovazione.
Purtroppo le strutture sociali non favoriscono l’evolversi e l’incoraggiamento alle nuove leve, ma al contrario numerose attività a gestione privata o con apporti partitici, vendono fantasia a pagamento con docenti di gran capacità oratoria, ma dubbia capacità operativa e nello stesso modo elargiscono premi e patacche con il fine di giustificare se stesse.
Questa mia non è una denuncia, ma una constatazione letta e recepita in modo evidente dalla platea delle persone sul campo e non da asettici numeri o voti. Il design Italiano va incoraggiato, difeso e tutelato come patrimonio della nazione e non come fittizio valore aggiunto di realtà opportuniste e prive di qualunque apporto creativo.
Ritengo comunque che se un individuo possiede delle qualità che fanno la differenza, non farà fatica a seguire la strada in cui crede, l’importante è esserne convinto e quasi sempre i sogni, prima o poi, si avverano.
Paolo Martin
formdesign@tiscalinet.it
http://www.paolomartindesigner.com
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