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Auto Ieri & Oggi

Nei miei ricordi abbastanza lontani, alla concessionaria Alfa Romeo, dove lavoravo come apprendista, il contatto con le auto era quotidiano. Ricordo ancora l’odore di quelle auto, un misto di essenze di gomma, cera, pelle, olio e carburante.

Questo “profumo“ ti accompagnava sempre e il momento magico era l’avviamento e risultava ancora più emozionante quando non era immediato, ma solo dopo un paio di tentativi, forse perchè ci si sentiva più bravo nel dare il comando.

Il ruvido innesto del motorino, il borbottio un po’ grasso del motore con l’aria tirata e lo zoppicare iniziale dei pistoni che si attenuava dopo pochi secondi e ti rassicurava sulla salute delle candele e della carburazione.

In certi momenti il mio cervello seguiva il borbottio delle valvole al minimo, specialmente quelle di aspirazione con il loro classico “flop-flop” secco e il ticchettio delle camme sugli scodellini che pian piano si riduceva, man mano che la temperatura saliva.

A volte, quando non vi era fretta, aprivo il cofano quasi in modo scaramantico per rassicurarmi dei livelli, sussurravo al motore che io c’ero ed ora toccava a lui.

Il sottile sibilo dei “venturi” si faceva rotondo, tirando leggermente la levetta del Weber doppio corpo un paio di volte per dare un po’ di respiro a quell’insieme di marchingegni pronti al mio servizio.

Frizione, prima marcia con un innesto robusto e via, le cambiate si susseguivano rapide. Era come suonare uno strumento, conoscevo il leggero difetto della forcella e del sincronizzatore in bronzo del cambio Porsche della Giulia, “seconda-prima”, ma il punta e tacco risolveva tutto.

Il percorso era quasi sempre lo stesso, le cambiate, i giri, le curve ed il mio stato d’animo erano un tutt’uno, il rumore del motore si traduceva in suono dolce e rassicurante, fino a cessare improvvisamente all’arrivo e quasi con rammarico chiudevo lo sportello.

Pensavo al viaggio di fine settimana, al percorso ed all’orario scelto, quasi sempre studiato. Un classico andata e ritorno erano il Sassello-Ponzone o il Turinì, per stare il più possibile alla guida e potermi dividere con questa “macchina” nel modo più completo.

Nella realtà odierna, un “click” apre lo sportello, altri “click” ed il motore forse gira, dopo di che, seguito da ronzii vari, sei in balia di un “autodomestico” con le ruote, e innervosito speri solo di giungere in a destinazione per poter scendere.

Con l’elettrico poi sembra di ritornare adolescenti, quando si andava all’autoscontro del Luna Park, la velocità media di 4 km/ora era la stessa con la quale si circola oggi in città, ma se non altro vi era la soddisfazione di urtare e spingere con disinvoltura i tuoi simili ed anche questo aiuta.

Oggi non si guida più, l’autodomestica fa tutto lei. Tu devi solo guardare fuori dai vetri e possibilmente cercare di cambiare lettura di targa di chi ti precede, ma forse questo miracolo si avvererà il giorno dopo se cambi orario.

E’ passata un’epoca, me ne rendo conto, ma sono leggermente dispiaciuto per i futuri automobilisti, perchè essi non avranno mai la soddisfazione di rabboccare l’acqua del radiatore, né di sapere dove sono le candele ed in certi casi di non capire neanche la posizione del motore. Ma non importa, tanto ora vi sono l’MP3 e la presa USB che riempiono le attese.

Le auto oggi sono grasse, grosse e pesanti, consumano di più e riguardo alla sicurezza poco è cambiato.

E’ un’illusione pensare di uscire indenni con decelerazioni oltre i 5 G. Pensate a cosa succederebbe all’interno di un carro armato se urtasse a 50 Km/h contro una barriera !! ,

Fortuna che i 12 Air-Bag assicurano un ottimo rimedio, specialmente contro i marciapiedi… ma questa è un’altra storia.


Paolo Martin
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