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Lo studio di questa automobile è stato alquanto difficile per due motivi.
Il primo era rappresentato dall'archetipo preesistente del Coupè 2300 Ghia di un decennio prima e comunque l'unico riferimento in fatto di tipologia di vettura ed il secondo era dato dal condizionamento della vetusta architettura del motore, soprannominato "Il campanile" per la sua altezza.
Per cercare di ridurre i volumi, i primi schizzi erano abbastanza sinuosi nella fiancata, ma un pò per volta si è arrivati ad una linea rigorosa, tesa e direi molto classica.
Molta cura è stata posta nello studio dell'interno, i sedili molto ricchi in velluto, la strumentazione abbastanza ricercata e, per quei tempi, una novità è stata lo studio dell'autoradio integrata, come stile, alla grafica della strumentazione.
L' Autovox (marca di autoradio molto in voga in quegli anni) presentò in quel periodo un modello di apparecchio, la "Linea Azzurra", che rispecchiava il design della strumentazione.
Purtroppo, inspiegabilmente, la produzione di quest'auto durò solo un paio di anni nonostante le molte richieste.
Probabilmente le motivazioni di questa decisione sono da ricercare nelle gelosie intestine e nella inefficente organizzazione della Fiat dell'epoca.
Molti addetti ai lavori hanno definito questo modello come il più bel coupè Fiat del decennio.
Paolo Martin
formdesign@tiscalinet.it
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